IL SILENZIO SULL’OMOFOBIA E’ OMOFOBIA AL QUADRATO

Guido è stato aggredito mercoledì notte a Roma, in zona Eur, da quattro ragazzi tra i 25 e i 30 anni.  Il loro coetaneo è impegnato in questi giorni nell’organizzazione della Settimana della Cultura Arcobaleno che culminerà il 22 con la manifestazione concerto a piazza Farnese, e si batte ogni giorno per i diritti che spettano ad ogni essere umano. E’ castano, il colore dei suoi occhi è nocciola, di un nocciola chiarissimo, labbra strette e bel fisico robusto. Guido è un uomo che ha immolato la sua vita per dire a tutti che ci sono persone non uguali. Che l’unicità è un valore da rispettare. Che non sempre si deve dire ciò che è comune e facile da capire. Che le chiavi d’interpretazione sono tante, troppe, e per un mediocre qualunque non facilmente chiare. In realtà, non c’è niente da capire, se qualcuno nasce italiano, e non tedesco. Non c’è niente da capire, se uno nasce maschio, e  non femmina. Non c’è niente da capire, se Guido è omosessuale, e altri no. Non c’è niente da capire se gli idioti, picchiano. Non conoscono altri modi. Per questo devono essere civilizzati. Rinchiusi 24 ore su 24 in celle d’educazione. Le voglio chiamare così. Dove apprendere il senso civico dell’umanità, scambiare opinioni sul degrado in cui ci vogliono condurre. Sul abbattimento della civilizzazione che non ha nulla a che vedere con il loro santo battesimo. Che ogni cazzo di individuo in questo fottuto Paese ha il diritto sacrosanto di sentirsi parte integrante della comunità, del potere decisionale di evolvere. Evolverci. Senza tollerare ancora individui nati malati per un senso di purezza sessuale che di cristiano non ha nulla, se non una croce da sputare ogni mattina quando si ricordano che esistono.

Esiste quella croce, ci hanno immolato un Dio, che per quanto semplice e povero ha detto a chiare lettere che ogni uomo è figlio di suo Padre, che ogni essere vivente DEVE essere rispettato come si fa con i propri genitali. Non c’è cosa che terrorizza di più del vedere farsi largo tra i secoli di riformismi e civiltà il morbo annacquato dal veleno di queste bestie che inesauribilmente cacciano via da tutti il senso disperato dell’unione. Della forza.

Non ci siamo proprio. Il disorientamento ha condotto a tutto questo scempio. E se non si è in grado di accettare la propria menomazione intellettuale, i propri limiti umani, è giusto, e necessario, come il respiro, che vengano sbattuti dentro una stanza senza via d’uscita. Con il costante sostegno di educatori e civilizzatori (non vi è pena peggiore, lo assicurano i miei studi) che masturbano le loro menti quotidianamente con la loro mano più forte. Con la lettura di opere e la visione di documentari sull’omofobia che hanno il valore di rischiarire il triste buio in cui si sono lasciati scivolare.

E così, inoltre, raccontano: “Ancora casi di aggressioni omofobe, questa volta contro trans e lesbiche. Dopo il caso del ragazzo gay aggredito a Campo de’ Fiori e l’aggressione alla Gay Street, Gay Help Line raccoglie due denunce di azioni violente”. Lo dichiarano in una nota congiunta il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo e il presidente di Arcigay Roma, Roberto Stocco. “Questa volta le vittime sono una trans e una coppia di ragazze lesbiche – raccontano Marrazzo e Stocco – entrambi i casi in provincia di Roma, la prima ad Ardea e le seconde a Velletri. La trans che ha sporto anche denuncia ai Carabinieri di Ardea ha subito ripetute minacce, ingiurie, e danneggiamenti tra il 1° e il 4 giugno. La prima aggressione è avvenuta sulla spiaggia libera di Ardea dove è stata avvicinata da un gruppo di quattro ragazzi che hanno iniziato a insultarla con frasi tipo ‘fai schifo, noi i travestiti li uccidiamo’ e altri epiteti e l’hanno minacciata con racchette di legno. Nei giorni immediatamente successivi poi le è stata danneggiata l’auto, le hanno rotto un vetro e rovesciato sul tetto feci e banane. La seconda aggressione ai danni di una coppia di ragazze lesbiche è avvenuta invece a Velletri, dove le due giovani donne sono state insultate mentre erano in un pub da alcuni ragazzi, inseguite e minacciate con calci e pugni sulla loro auto al grido di ‘sporche lesbiche’. “Siamo di fronte ancora una volta a casi violenti. Quello che ci preoccupa – continuano Marrazzo e Stocco – è il ripetersi quasi quotidianamente di episodi di insulti e aggressioni. E se si pensa che quelli denunciati sono solo una parte dei casi che accadono realmente c’è di che allarmarsi. Occorre che le forze dell’ordine intervengano, che le istituzioni rispondano ma bisogna mobilitare anche l’opinione pubblica. I casi di cui abbiamo notizia sono un forte campanello di allarme che non si tratta di casi isolati ma che c’è una vasta area di disagio e di sottocultura che produce azioni di questo tipo. Secondo i dati di Gay Help Lin, solo due casi di aggressioni su dieci vengono denunciati. Per questo – concludono – chiediamo a tutti di reagire e di partecipare numerosi alla manifestazione concerto di Piazza Farnese il 22 giugno. Da quella piazza può venire una significativa risposta collettiva contro l’omofobia”.

Satàn, ci pensi tu?

Tranquillo, Signore, aspetto solo che vivano questi spiccioli di anni nella loro merda, poi me la vedo io.

Molto bene, hai bisogno di qualcosa?

Ma figurati! Tutto quello che mi serve è vederli di schiena per poterli inculare dalla mattina alla sera.

Ok, vacci piano, però, amico. Potresti prenderti qualche malattia.

Signore, qui all’Inferno siamo tutti disinfettati. E’ grazie al fuoco. Una volta arrivati si purificheranno.

Mah, io non rischierei.

Ma, Signore Iddio, non scherziamo. Credi davvero che spetti a me il lavoro sporco? Io sono il padrone dell’Inferno, come tu lo sei del Paradiso. Ricordi l’omino con i baffi stretti?

Chi? Adolfino?

Esatto, c’è Adolfino per queste cose. Non sai quanto gli piace.

Omofobi in vita, omosessuali all’Inferno. Bravo, Satàn! Non c’è niente da fare, resti sempre il più cazzuto.

Grazie, Dio, m’imbarazzi. Piuttosto cerchiamo di fare qualcosa anche per quei pervertiti che Pietro ha condotto in cielo.

Chi? Quella della Chiesa?

Sìssignore.

Non preoccuparti, Satàn, al momento sono intenti a scovare la mia Bibbia ventiquattrore su ventiquattro. Così imparano.

Quale Bibbia? Tu non hai mai scritto una Bibbia!

Esatto, infatti, stanno ancora cercando.

Dio e Satàn nelle loro diversità si rispettano. E si vogliono, persino, un gran bene. 

Informazioni su Elisa Mauro

Scrivo, dunque vivo

Pubblicato il giugno 15, 2012, in cultura, nazionale con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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